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PRIMO PIANO

Decreto salva nazisti. Il governo cancella il risarcimento alle vittime

ROMA - Per decreto legge. Con un atto dettato da chissà quale urgenza, il governo Berlusconi - per tenere buona la Merkel (con la precarietà dei nostri conti pubblici non si sa mai) - decide di cancellare il diritto al risarcimento dei superstiti e dei familiari delle vittime delle rappresaglie naziste degli ultimi anni di guerra e dei deportati nei campi di lavoro in Germania.
Infatti, con il decreto legge 63 firmato il 28 aprile da Silvio Berlusconi, di concerto con il ministro guardasigilli, Angelino Alfano e con il capo della diplomazia, Franco Frattini, il governo italiano passa un colpo di spugna sul diritto delle vittime di ottenere i risarcimenti dovuti dalla Germania ritenuta - da più sentenze di Tribunali: civili e militari - responsabile civile degli efferati eccidi compiuti dall’esercito regolare del Reich e dalle SS.
Una vera e propria beffa, dunque, per chi ha perso un parente nell’eccidio di Civitella (29 giugno ‘44 per mano della divisione Herman Goering morirono 244 persone) e per quelli di Distomo, in Grecia (10 giugno ‘44: le SS massacrarono 218 persone tra cui 34 bambini) a cui la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza del 21 ottobre 2008, aveva riconosciuto il titolo ad un risarcimento “per danni morali” per complessivi 50 milioni di euro.
Una beffa, ancor più grave - se possibile - per gli oltre 200 deportati nei campi di lavoro in Germania che in quasi cinquanta processi (in corso) hanno accumulato richieste di risarcimento per oltre 20 milioni di euro.
Tutto finito, tutto bloccato. Anche i titoli già azionati grazie al pronunciamento della Corte d’Appello di Firenze che - il 25 novembre 2008 - riferendosi ad una sentenza del ’92 con cui la Corte Costituzionale stabiliva che “uno Stato responsabile di crimini di guerra, pure se commessi in altri paesi, poteva essere sottoposto a rispondere in Italia, con i beni che vi possiede”, respingeva il ricorso dei governi italiano e tedesco e confermava l’ipoteca emessa su Villa Vigoni, un immobile sul lago di Como - sede del centro studi italo-tedesco - di proprietà della Repubblica Federale Tedesca.
Insomma, tutto stoppato dal decreto “salva nazisti” - composto da appena tre commi - che “per mettere fine alle tensioni nei rapporti internazionali” sospende, con il primo comma, “l’efficacia, dei titoli esecutivi nei confronti di Stati esteri nel caso sia pendente un giudizio dinanzi alla Corte di giustizia internazionale”. Probabilmente è solo un caso ma la Germania, appunto, ha chiesto ai giudici dell’Aja di sospendere il pignoramento dei beni individuati per risarcire le stragi del giugno ‘44.
Ma di più, come è solito fare questo Governo, il secondo e il terzo comma vanno oltre e sanciscono da un lato la non proposizione e la sospensione “dei procedimenti esecutivi e/o conservativi basati sui titoli la cui efficacia è sospesa ai sensi del comma 1” e, dall’altro, l’applicazione della sospensione “anche ai procedimenti in corso ed ai titoli esecutivi perfezionati alla data di entrata in vigore del presente decreto”.
Fatto! Rien ne va plus, les jeux sont faits! Tutto fermo fino alla sentenza della corte dell’Aja a cui la Germania ha chiesto - non essendo proponibile il ricorso contro la sentenza della Cassazione - di dichiarare illegittimo l’ordine di pagamento sostenendo che il comportamento sovrano degli stati è protetto dalla cosiddetta “immunità statale” e che se non fosse così ci sarebbe una “incertezza globale sulla posizione legale” degli Stati.
Un concetto questo, su cui sembra concordare - in modo alquanto schizofrenico - il Governo italiano che, mentre continua a pagare pagare (giustamente) i danni dei crimini commessi dall’Italia fascista in Libia, nella relazione al provvedimento, invece, evidenzia come: “i provvedimenti esecutivi, adottati in pendenza di un giudizio sulla legittimazione dello Stato all’azione presso un organismo sopra nazionale, da un lato hanno una profonda ricaduta sul piano delle relazioni internazionali e dall’altro ingenerano delle legittime aspettative degli attori destinate ad estinguersi in caso di sentenza favorevole all’istanza dello stato estero o dell’organismo internazionale”.Come a dire: non solo ci fate litigare con i tedeschi ma, se la Germania ha ragione i soldi vanno resi”.
Intanto, il decreto è al vaglio della III Commissione (esteri) della Camera per la conversione, ma i problemi sono subito venuti al pettine - primo tra tutti la legittimità dell’urgenza - tanto che il termine per la presentazione degli emendamenti e il voto sono già slittati alla settimana prossima. mentre l’opposizione, con il capogruppo del PD, Francesco Tempestini, chiede al governo di “fare chiarezza su almeno due punti”.
In primo luogo in relazione ai lager e alle stragi “perché - dice Tempestini - così blocchiamo tutti i ricorsi, anche quelli futuri”. In secondo luogo perché il decreto fa un clamoroso autogol. “Prendiamo, per esempio, - afferma ancora il capo gruppo PD - il caso di un Paese straniero che come l’Argentina dichiara bancarotta: blocchiamo i risarcimenti in favore dei cittadini italiani che hanno i suoi titoli di Stato?”.
Sulle responsabilità dei due governi, invece, interviene il capogruppo PD in commissione politiche Ue, Sandro Gozi che, evidenziando come il governo italiano faccia “correre un rischio gravissimo alle vittime del nazismo lasciandole senza tutela” esprime sconcerto “in quanto - dice - è sorprendente come due paesi uniti in Europa non riescano a trovare soluzioni migliori”.



Global Forum, 17 marzo 2001. Noi ricordiamo ancora...

Noi resistiamo ancora, noi manifestiamo ancora, nonostante il tempo che passa, ricordiamo ancora e continueremo a mantenere intatta la nostra memoria! Passano gli anni, si susseguono le manifestazioni, e con loro gli arresti, le perquisizioni e tutti gli atti del copione "Repressione" che oramai abbiamo imparato a conoscere bene. Dopo arrivano i processi, dove la storia, quello che davvero è successo in piazza, quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle, viene messo alla sbarra, e così, dopo 8 anni, si aggiungono ancora capitoli alla lunga storia iniziata il 17 Marzo 2001 a Piazza Municipio, con la manifestazione contro il Global Forum. Continuare a ricordare è un dovere per chi in piazza c'era e per chi, col passare degli anni, ne ha raccolto l'eredità. Il corteo che arriva di fronte la Zona Rossa, i primi scontri e poi le forze dell'ordine che chiudono la piazza caricando quelli che in piazza erano riusciti ad arrivare e inseguendo, in una lunga caccia all'uomo, quelli che nella piazza non erano neanche riusciti ad entrare. La giornata si concluse con 85 manifestanti portati nella caserma Raniero e sottoposti a trattamenti che abbiamo visto ripetersi anche a pochi mesi dopo. Quattro anni dopo 31 poliziotti furono rimandati a giudizio e oggi, dopo otto anni, si e' conclusa la prima fase del dibattimento che li vede accusati, tra l'altro, di sequestro di persona. Molti dei reati per i quali questi 31 rappresentati delle forze dell'ordine sono accusati, cadranno in prescrizione, ma non e' questo quello che ci interessa, non e' con gli anni di galera che misuriamo quanto la giustizia sia "giusta", non e' nei tribunali che noi giudichiamo le nostre azioni, le nostre idee, la nostra storia. Questo lo lasciamo fare ai PM, agli avvocati, ai giudici. Quello che dobbiamo fare e' ricordare, tenere vivo il ricordo, tenere in movimento quell'ingranaggio collettivo che e' la nostra memoria. Il nostro compito, il nostro dovere, e' ricordare cosa accadde in Piazza Municipio e nella , cosa accadde a Genova in piazza, nella Diaz e a Bolzaneto, il 20 e il 21 luglio dello stesso anno. Per le forze dell'ordine il tempo e' un alleato: le gente dimentica, la forza delle prime manifestazioni va svanendo. Tutta la solidarietà raccolta diventa sempre minore col passare degli anni, ed e' li' che loro colpiscono. In questi giorni si sono conclusi anche altri due processi. Il 7 Ottobre Gianni De Gennaro e Spartaco Mortola sono stati assolti dall'accusa di "aver indotto alla falsa testimonianza" l'ex questore di Genova, Colucci, per i fatti relativi al massacro della scuola Diaz. A soli due giorni di distanza, il 9 Ottobre, davanti ai giudici stavolta ci sono i manifestanti (25) che sono stati accusati degli scontri di piazza del 20 luglio del 2001 e qui, ancora una volta, . Dei 25 manifestanti 14 sono stati prosciolti per prescrizioni o assoluzioni, mentre per 11 manifestanti il conto presentato e' di quasi 100 anni di carcere. I 15 manifestanti prosciolti erano accusati dei fatti commessi relativamente alla manifestazione che nel primo pomeriggio del 20 Luglio muove dallo stadio Carlini e punta verso la zona rossa, mentre gli 11 giudicati colpevoli appartengono, secondo il teorema accusatorio, ai Black Bloc. La divisione creata dai giudici e' chiara. La conclusione di questo processo ha sancito due verità: quella della piazza e quella dell'ordine costituito. I manifestanti che erano nel "corteo del Carlini" sono stati giudicati innocenti non perche' lo stato gli ha riconosciuto il naturale e innegabile diritto di manifestare, ma perche' quel corteo (che portò tra l'altro alla morte di Carlo Giuliani) fu attaccato indiscriminatamente dalla forze dell'ordine e perche' anche i giudici si sono visti costretti a definire la carica di via Tolemaide "illegittima". Di fronte a questo, continuare nel processo di queste persone avrebbe portato inevitabilmente a nuove e pesantissime accuse contro le forze dell'ordine. Per gli 11 "Black Block" invece e' tutta un'altra storia, i giudici li hanno piazzati in un luogo fuori dal tempo e non in quella Genova dove per 3 giorni i piu' elementari diritti umani sono stati ignorati, e per questo le pene a loro inflitte sono state addirittura aumentate rispetto alla prima sentenza del giudice. Insomma, sono loro che dovranno pagare sullaloro pelle quello che e' stato "Genova2001". Ma noi ricordiamo che non eravamo solo in 11 quei giorni a Genova! Noi ricordiamo che eravamo molti di più! Ricordiamo che anche se le manifestazioni erano molte, lo spirito che le muoveva era, ed è ancora, solo uno! Noi ricordiamo cosa abbiamo vissuto a Napoli e Genova, nelle strade,nelle piazze, nelle caserme e finanche nelle camere degli ospedali. Non saranno certo i processi a stabilire cosa, della nostra memoria, sia vero oppure no!

Via dei Volsci sotto attacco

Dopo un 2009 caratterizzato da numerosi sgomberi nella capitale, sembra che anche il nuovo anno inizi all'insegna di queste poco piacevoli pratiche. Di nuovo a San Lorenzo, in cui già è stata bloccata sul nascere l'occupazione di Giap, sembra che, per gli interessi di palazzinari e banche, debbano essere sgomberate due occupazioni storiche di via dei Volsci, il 22, sede di numerosi gruppi femministi e lesbici, e il 26, nel quale è presente anche parte dell'archivio storico del movimento operaio. I due civici sono infatti interessati da un'operazione di speculazione immobiliare che si ripete da vent'anni, per la quale il palazzo che ospita le due sedi sarà venduto a causa del fallimento di una società immobiliare che a sua volta l’aveva comperata da un altro fallimento immobiliare. Le sedi costituiscono un patrimonio del movimento da trenta anni, il 26 è infatti occupato da Collettivi di Operai e Studenti dal 1973, il 22 dal '77 ed è divenuto nel 1989 uno dei pochi spazi femministi vissuti da sole donne e lesbiche nella città.


Economist chiede dimissioni: E' ora di dire addio

Roma, 3 dic. - "E' ora di dire addio" ('Time to say addio'): questo il titolo con cui l'Economist chiede le dimissioni di Silvio Berlusconi, in un editoriale sul numero che sarà in edicola domani che contiene anche, fra le pagine dedicate all'Europa, un lungo articolo sui "guai" giudiziari e l'isolamento politico del presidente del Consiglio (intitolato "sotto attacco da tutti i fronti").

"La ripresa di vari processi che coinvolgono lui o i suoi collaboratori, oltre a una serie di altre questioni economiche e legali, stanno distraendo Berlusconi e il suo governo dalle loro altre responsabilità - scrive il settimanale finanziario londinese - Il danno è visibile". "Sotto Berlusconi, l'Italia continua a spingere il suo peso sempre più basso nell'Unione Europea e nel mondo" secondo l'Economist, che rivendica sull'argomento una marcata coerenza editoriale.

"La nostra visione di Berlusconi è stata costante - si legge nell'articolo - abbiamo criticato il suo debutto in politica nel 1993-1994. Nel 2001 abbiamo detto che era inadatto ("unfit") a governare l'Italia. Nel 2006 abbiamo consigliato agli elettori italiani di dire 'Basta!' al suo governo. Li abbiamo invitati a sostenere il suo avversario di centrosinistra nel marzo 2008. E nonostante ciò abbiamo mantenuto un atteggiamento di cautela nell'unirci ai commenti diffusi e pruriginosi su un sinistro assortimento di scandali a sfondo sessuale che quest'anno hanno travolto il premier 73enne".

Sgomberato centro sociale Horus


ROMA, 19 NOV - Sgomberato stamani a Roma da polizia e carabinieri il centro sociale Horus. E alcuni attivisti hanno occupato la sede del IV Municipio. I manifestanti si sono barricati all'interno del municipio sbarrando i cancelli, ma all'interno ci sono alcuni dipendenti. Gli occupanti hanno fatto anche irruzione al grido di 'fuori i fascisti da Roma' nell'ufficio del presidente del IV Municipio Cristiano Bonelli, che ha reagito rispondendo: 'non c'entro niente con lo sgombero di stamani'.

Comunicato Antifascisti Napoletani

In questi giorni di menzogne e di trame, di aggressioni e denunce, di manganelli e comunicati abbiamo imparato un sacco di cose.Centinaia di poliziotti in assetto antisommossa si sono illusi di sgomberare le strade dai sogni. I nostri percorsi e le nostre lotte svilite fino al paragone con l’ignominia della storia. Proprio noi che con l’acciaio ci sforziamo in ogni istante di cucire quel filo di uomini e donne che per dignità s’unirono.Adesso siamo fuori e la Schipa non è più occupata. Un mese di condivisione, sperimentazione e aggregazione ci ha insegnato più di qualunque biblioteca. Vogliamo che questo voi lo sappiate.Ad ogni agguato abbiamo sentito la rabbia crescere e i nervi tendersi.Abbiamo vissuto la gioia di essere noi stessi senza doverci arrovellare nei sofisticati calcoli di chi è abituato ai più abili tra i prestigi. Abbiamo assaporato la pratica della libertà.Nomi, volti, cariche, poltrone, infami, mafiosi, arrivisti, pennivendoli, funzionari, parolai. Tutti. Fronteggiando cani da guardia, abbiamo seguito i loro guinzagli fino alla mano del padrone.In questi mesi abbiamo lavorato per guardarvi in faccia. Voi che agite e tramate sempre alle nostre spalle siete rimasti atterriti.In ore che sembrano anni, impariamo un’altra lezione.Oggi diamo vita ad una vendetta.La vendetta di chi disarmato non ha lasciato un centimetro all’infamità.La vendetta di chi non è andato a piangere dalla madrepoliziotta o nei corridoi della questura.La vendetta di chi nelle istituzioni non crede e non ci dialoga.La vendetta di chi la verità la può dire.La vendetta di chi continua a girare a testa alta per i propri quartieri e per le proprie città.Voi che non credete nell’intelligenza lo chiamerete eroismo, noi la chiamiamo Resistenza.Noi la chiamiamo Vendetta.Nomi, volti, cariche, poltrone, infami, mafiosi, arrivisti, pennivendoli, funzionari, parolai. Nessuno. Nessuno di voi potrà mai capire.Questa è la vendetta per Lorenzo, si consuma ogni giorno, si vive ogni notte.




Appello cittadino contro lo sgombero del Vittorio Occupato

I NOSTRI DIRITTI NON SI PIEGHERANNO AI VOSTRI MANGANELLI,LE LOTTE SOCIALI NON SI SGOMBERANO.

Dopo le famiglie dell'Idroscalo, arriva lo sgombero del collettivoL'Officina dalla chiesetta dell'ex colonia Vittorio Emanuele. Unenorme spiegamento di agenti in tenuta antisommossa, ha nuovamenteoccupato le strade di Ostia, trasformando il territorio in una casermaa cielo aperto. Un vero e proprio "stato di assedio" ha invaso illungomare, per assegnare lo spazio alla comunità di S.Egidio.
La giunta Alemanno continua la stagione degli sgomberi,momentaneamente sospesa per le elezioni regionali, iniziando da unospazio di socialità e di aggregazione giovanile, punto di riferimentoper il litorale romano. Una stagione di repressione che non sembra siadestinata a finire.
Stanno uccidendo Roma e hanno inziato a colpirla dal suo litorale,sempre di più destinato a rappresentare il luna park estivo dellacapitale: attrezzato di porto turitisto, isolette artificiali ecasinò, secondo i progetti della giunta comunale . Ma dietro lariqualificazione, si nasconde la cancellazione di un tessuto socialepresente sul territorio che ha bisogno di risposte a fronte di unacrisi fatta di disoccupazione, precarietà ed emergenza abitativa. .
In un contesto generale di attacco ai movimenti per il dirittoall'abitare e agli spazi sociali e a tutte quelle realtà che provano adare una risposta ai problemi dell'esistente, crediamo sia importanterilanciare un percorso di confronto cittadino sulla difesa dei dirittie degli spazi di agibilità politica dei movimenti.Invitiamo tutte le realtà romane ad una assemblea cittadina percotruire una mobilitazione forte ed unitaria contro l'ondatarepressiva di sgomberi che sta avvenendo in città
Invitiamo tutti e tutte a costruire insieme la manifestazione diDomenica 23 Maggio, per dare una risposta all'sgombero dell'exchiesetta di Ostia.




Grecia. General Strike now!

Dopo un primo maggio di lotta generalizzata, la rivolta in Grecia non si arresta. In opposizione al piano di austerità voluto dal primo ministro Papandreou, "necessario" per fronteggiare la crisi e rientrare nei parametri finanziari europei, i sindacati confederali e di base hanno indetto dal 4 maggio uno sciopero generale. I primi con una chiamata di 48 ore, gli altri con un'astensione dal lavoro a tempo indeterminato.
Trasporti bloccati in tutta la Grecia, cortei e scontri con la polizia hanno paralizzato il Paese. L’enorme manifestazione che ha avuto luogo il 5 maggio ad Atene si è trasformata nella più grande esplosione sociale di rabbia dell'epoca post-dittatoriale. All’incirca 200.000 persone di tutte le età hanno preso le strade tentando, per varie ore e con ondate consecutive, di circondare e prendere il Parlamento.
La giornata si chiude con la tragica notizia della morte di 3 dipendenti della Marfin Bank, attaccata in una situazione un po’ strana durante la manifestazione. La banca, che , né un sistema antincendio, era l’unico istituto di credito rimasto aperto, per imposizione del proprietario. Il 6 maggio la maggioranza di governo (centro-sinistra), con i voti del partito di estrema destra Laos, haapprovato il piano di risanamento del debito pubblicoc he durerà almeno tre anni; Nuova Democrazia (centro-destra), i comunisti del KKE e la sinistra radicale di Syryza hanno votato contro.
Nei giorni seguenti alle mobilitazioni di piazza, un folto numero di poliziotti hanno invaso il quartiere di Exarcheia, densamente abitato da attivisti di sinistra e anarchici. In una operazione che sa di vendetta per gli scontri, hanno devastato diversi centri sociali ed esercizi gestiti da anarchici, sgomberando uno squat armi in pugno e pestando indiscriminatamente passanti, giornalisti, anziani e avvocati, questi ultimi secondo un piano che sembrerebbe ordito appositamente per provocarne l’arresto. In alcuni casi sono entrati in condomini e abitazioni private, continuando all’interno l’opera repressiva, come testimonia l’intervista e le fotografie sanguinanti di una ragazza aggredita sul pianerottolo, dove protestava contro le violenze. Inseguita in casa, sfondata la porta e pestata assieme al marito, mentre le guardie minacciavano di tornare per violentarla.
Solidarietà internazionale alla rivolta greca. Non un euro né un posto di lavoro in meno per salvare banche e padroni, responsabili della crisi.


Roma Combattente

Nel 1915, la Prima Guerra Mondiale devastò l’Europa ma non servì a risolvere le contraddizioni che avevano spinto i diversi eserciti nazionali a schierarsi l’uno contro l’altro. Per una moltitudine di soldati italiani, inquadrati nei reparti di fanteria e destinati a sopportare in trincea la parte più dura e sanguinosa della battaglia, abbracciare la causa del conflitto aveva significato lottare affinché, insieme alle dinastie imperialiste, venisse sconfitto un ordine sociale ritenuto ingiusto. All’indomani della firma dei trattati di pace, quando fu chiaro che la guerra non si sarebbe mai trasformata in rivoluzione, gli uomini che avevano animato il fenomeno del combattentismo progressista insorsero e, da Roma, diedero origine alle organizzazioni a cui occorre fare riferimento per comprendere come, in Italia, ebbe origine, insieme alla resistenza al fascismo, anche il fenomeno della lotta armata: una storia scomoda che, con passione e rigore, Valerio Gentili sceglie finalmente di raccontare, rendendo onore alla vita, al sacrificio, alla memoria di tanti uomini diversi per orientamento ideologico (comunisti, anarchici, repubblicani, sindacalisti rivoluzionari, arditi, legionari fiumani ecc) ma uniti da una "intuizione resistenziale" per la quale, primi fra tutti, imbracciarono le armi per resistere all'incombente dittatura. Il contesto era quello dell'immobilismo paralizzante del partito socialista che, anzichè formare militarmente i suoi iscritti e/o cooptare il consenso del proletariato ex combattente (come fatto negli stessi anni in Russia con esiti favorevoli e in Germania con esiti sfavorevoli), se lo mise contro.
L'avvento del fascismo fu davvero ineluttabile? Lo sono anche i nuovi fascismi?
Una pagina di Storia poco dibattuta ma gravida di insegnamenti per il presente.



VALERIO VIVE, UNA IDEA NON MUORE




Il 22 febbraio di 30 anni fa Valerio Verbano veniva ucciso da 3 neofascisti, che dopo aver equestrato i genitori, lo hanno atteso in casa per ucciderlo. Militante dell'area dell'autonomia e antifascista, una serie di despistaggi nell'inchiesta e la scomparsa di un dossier dove tentava di ricostrurire i legami tra la galassia neofascista, quella criminale e quella di forze dell'ordine e servizi, sono i motivi della sua esecuzione. A distanza di 30 anni gli esecutori e i mandanti sono tutt'ora sconosciuti.Una serie di iniziative andranno a ricordare un compagno, un militante, un ragazzo di 18 anni, la cui memoria è patrimonio di tutte e tutti noi. Ma chi è Valerio Verbano ? Alle 13,00 del 22 febbraio 1980 tre persone si presentano a casa di Valerio: "Siamo amici di suo figlio e vorremmo parlargli", dicono alla madre, che apre. Viene subito immobilizzata, e la stessa sorte tocca al padre. Sono armati con pistole munite di silenziatore. Valerio non è ancora tornato da scuola. Alle 13,30 Valerio apre con le sue chiavi la porta di casa ed è subito assalito dai tre, con i quali ha una breve colluttazione, poi viene immobilizzato e ucciso con un colpo alla schiena. E' dubbio se fu ucciso "precipitosamente" a causa della sua resistenza, se volessero prima "fargli delle domande", come accennarono alla madre i tre assassini: queste considerazioni possono avere interesse solo in relazione con quanto vedremo circa le "ragioni" dell'uccisione di Valerio.Per il resto... la morte di Valerio pesa come una montagna.
L'assassinio di Valerio non fu un una "semplice" conseguenza di uno scontro tra compagni e fascisti, né dell'agguato in strada, come spesso è avvenuto. Abbiamo sempre saputo, al di là delle "verità processuali", che Valerio fu ucciso per delle ragioni precise, inerenti il più ampio scontro di classe tra sinistra rivoluzionaria e classe dominante, la quale si avvalse (e si avvale) dei fascisti per le sue operazioni più sporche. Valerio conosceva cose che, venute in luce alla magistratura, produssero come primo effetto la sua morte.Valerio Verbano aveva 19 anni, era uno studente del Liceo Scientifico Archimede, nel quartiere romano di Valmelaina.Il 20 aprile del 1979 Valerio Verbano venne arrestato con l'accusa di fabbricazione di materiale incendiario: la perquisizione che ne seguì nella casa dove viveva con i genitori portò al sequestro di materiale documentale, indicato nel verbale. Questa vicenda giudiziaria di Valerio porta ad un processo con condanna. Ma porta soprattutto ad un'altra sentenza, che, dopo quella "giudiziaria" del 22/12/79, provoca la sua uccisione il 22 febbraio dell'80, cioè esattamente due mesi dopo.Perché i due fatti sono apparsi collegati? I documenti sequestrati nell'aprile del '79 erano nel frattempo "scomparsi", come denunciano il 26 febbraio '80 gli avvocati della famiglia di Valerio, che erano in parte gli stessi che lo difesero nell'inchiesta dell'anno precedente, e che quindi conoscevano l'elenco del materiale sequestrato.Cosa c'era in quei documenti? Valerio, come molti compagni nelle altre zone cittadine, aveva condotto una inchiesta militante sull'attivismo fascista, con particolare attenzione ai NAR, i Nuclei di Azione Rivoluzionaria di Fioravanti, Mambro, Alibrandi. La sparizione del materiale viene definitivamente accertata quando, ad ottobre dell'80 i genitori chiedono il dissequestro dei materiali, tra i quali manca appunto quello che viene definito "dossier NAR".Quindi, a causa di evento "accidentale" - arresto e perquisizione domiciliare - il materiale (in parte o in tutto) dell'inchiesta da lui condotta finisce nelle mani della polizia e poi della magistratura. Da quel momento "altri" sanno dell'acquisizione di dati da parte di Valerio: nomi, indirizzi, collegamenti, ruoli e attività dei fascisti in zona Montesacro Valmelaina e non solo.A questo punto due sono gli scenari possibili: Valerio Verbano deve essere punito per ciò che ha scoperto, essendo tutto il materiale già in mano sicura; Valerio deve essere comunque eliminato ma prima bisogna cercare qualcosa che manca, e per questo si va cercarla a casa sua.Dell'esistenza di questo "dossier" ne è a conoscenza, e probabilmente lo ha tra le mani, anche un giudice che indaga sull'eversione nera, Mario Amato. La documentazione raccolta da Valerio, sparita prima della sua morte dall'ufficio corpi di reato, sarebbe improvvisamente ricomparsa tra le mani di questo giudice.Amato muore per mano dei NAR il 24 giugno 1980.Poi c'è la strage del 2 agosto a Bologna. I giudici che indagarono su questo attentato hanno più volte affermato che gli omicidi di Valerio e di Amato sono connessi.

Manifestare è reato?


Il 10 febbraio, in piazza Santi Apostoli, le forze dell'ordine hanno caricato manifestanti in presidio davanti la prefettura di Roma, che volevano far sentire la propria voce mentre si teneva un tavolo interistituzionale per parlare di crisi. Le cariche sono scattate quando i manifestanti hanno avanzato fino al centro della strada che separa piazza Santi Apostoli da palazzo Valentini, sede della Prefettura. Intanto, al tavolo sulla crisi governo, comune, provincia e regione prendevano decisioni su quanti la precarietà la vivono ogni giorno, lavoratori, migranti, occupanti di casa, realtà sociali, che intendevano esprimere la propria opinione con una delegazione, o semplicemente manifestando. In particolare si chiedevano tre cose: un nuovo piano casa, come rispostaindiretta alla crisi del reddito, un aumento dei fondi della legge regionale sul reddito minimo e una maggiore politica di accoglienza per gli immigrati.La giornata di lotta si è conclusa con diversi fermi (dei quali uno è stato confermato) e diverse persone contuse.Nonostante la repressione fortissima attuata, che ha portato ben quattro ambulanze sul posto, inseguimenti del corteo (al quale partecipavano persone anziane e genitori con passeggini) per tutta la piazza e caccia all'uomo in locali pubblici come bar e ristoranti, Alemanno ha dichiarato "inevitabili" le cariche, di fronte alla "violenza" di chi partecipava alla manifestazione. Fortunatamente il compagno arrestato ieri durante le cariche è stato scarcerato.


Libertà per Mumia Abu-Jamal


Accanimento degli USA contro Mumia Abu-Jamal, sono ormai 25 anni che Mumia Abu-Jamal, giornalista e fondatore della sezione del Black Panther Party a Filadelfia si trova rinchiuso nel braccio della morte. Accusato e condannato per l’omicidio di un ufficiale di polizia nel corso di un processo-farsa nel 1982, di cui egli si dichiara innocente. Nel 2001 la condanna a morte è stata provvisoriamente rinviata (in particolare grazie alle numerose testimonianze), ma egli è sempre considerato colpevole. Fra poco la Corte Suprema degli Stati Uniti dovrà pronunciarsi su un ricorso del pubblico ministero che richiede la riqualificazione della sospensione della pena di morte in tutti i modi, perché venga eseguita. Si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà a Mumia Abu-Jamal nell’attesa di tale decisione estremamente importante, ma altrettanto i contrattacchi dei suoi oppositori. In occasione della sua campagna elettorale per la poltrona di procuratore a Filadelfia, il candidato di colore Seth Williams ha affermato di “aver studiato il caso Mumia” e che lo farà giustiziare una volta eletto.D’altra parte, il 9 dicembre prossimo (data della morte dell’ufficiale di polizia e dell’arresto di Mumia) uscirà il film “Barrel of a gun” di Tiger Hill, cineasta afro-americano. Questi propone uno scenario volutamente provocatorio secondo cui Mumia avrebbe deliberatamente preparato l’assassinio. Tale versione è stata salutata da Joseph McGill, procuratore nel processo del 1982, che si dice “impaziente di vedere il film” e “fiducioso dell’analisi di Tiger Hill e della sua ricerca veramente autentica della verità”. Sono 25000 le lettere che richiedono una inchiesta giusta nella vicenda Mumia Abu-Jamal, consegnate il 12 novembre al dipartimento di giustizia di Washington al termine di una manifestazione in solidarietà col prigioniero afro-americano. Da oltre 28 anni il giornalista militante, vecchio membro del Black Panther Party è rinchiuso nel braccio della morte, vittima di un processo che nega ogni diritto civile. Queste lettere, destinate al ministro della giustizia in nome di Mumia mettono in evidenza che, con l’occultamento di un gran numero di prove, tutte le corti americane, locali, dello stato e federali hanno violato le proprie leggi perché sia mantenuto nel braccio della morte. Queste lettere fanno seguito all’elezione recente di Seth Williams a capo del distretto di Filadelfia, che invoca la riaffermazione della pena di morte nella vicenda Abu-Jamal. Riflettendo sulla campagna di solidarietà internazionale in corso, gli organizzatori hanno constatato che i firmatari provenivano da molteplici paesi d’Europa, Sud America e da tutti gli stati USA, con la richiesta del blocco di una giustizia a doppia faccia e di un nuovo processo, questa volta equo, per Mumia Abu-Jamal.

Chi è Francesco Mastrogiovanni ?


Nel giro di pochi giorni e proprio nel mezzo di agosto, riscrivo di Francesco Mastrogiovanni e questa volta è suo cognato che testimonia e chiede. Parole semplici e precise, seguite da molte domande. Per chi non sapesse di chi e di cosa sto parlando, e non sarebbe a-normale, si tratta di un maestro 58enne, anarchico, morto in circostanze tutte da dimostrare, legato ad un letto del reparto psichiatrico dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania alle 7,20 di martedì 4 agosto, in Trattamento Sanitario Obbligatorio: sono stati indagati per omicidio colposo tutti i medici del reparto psichiatrico. Per chi prova “disagio” nel leggere certe cose, o pensa che sarebbe prudente non dirle, ribadisco che vanno non solo dette, denunciate e approfondite ma ritengo anche che non possano essere lasciate, tantomeno delegate, le nostre e altrui esistenze, appese, come fossero foglie, panni o animali ammazzati …, va raccolto , è necessario proporre, agire, per non essere agiti e trattati come merce e rifiuto, da tenere nascosto, prudentemente. Vincenzo Serra pensa anche ad un Comitato per Franco, mi sono resa disponibile ma tutto questo, come ogni fatto apparentemente personale, è anche politico e sociale, pertanto va fatto insieme, a partire dalla conoscenza e riconoscenza per chi ha dato, fino a morirne. Chiediamoci chi raccoglie i pomodori di questi tempi, prima di vederli appesi come si usava un tempo, a far bella mostra di sè, per poi degustarli.








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